Indagini Aziendali, Indagini Private, Indagini Finanziarie, Agata CHRISTIE

Indagini Aziendali, Indagini Private, Indagini Finanziarie, Agata CHRISTIE - Indagini Aziendali

Agenzia Agatata CHRISTIE, Indagini Aziendali,  Indagini Industriali, Indagini Private, Finanziare, Tutela Brevetti e Bonifiche Telefoniche. Chiama  Agenzia Agata CHRISTIE  Tel.02 344223.

 

Agenzia Investigativa Agata CHRISTIE Investigazioni, con esperienza ultra ventennale, dispone di una struttura internazionale ed operativa in Italia ed all’estero, collegata on line con svariate, agenzie investigative, nel mondo, avvalendosi, nello specifico, di esperti del settore di provata e concreta affidabilità professionale.

 

Il nostro team, tutti ex appartenenti delle Forze di Polizia, utilizza tutte le opportune tecniche nell’attività di intelligence, ricercando mezzi e sistemi sempre all’avanguardia, i nostri Clienti ci apprezzano per la professionalità, risultati e riservatezza. Se un dubbio vi attanaglia e per qualsiasi consulenza per risolvere i Vostri problemi personali aziendali, professionali e privati  per  indagini private, indagini aziendali, indagini scientifiche, indagini concorrenza sleale, indagini insider trading indagini economiche e recupero crediti stragiudiziale, non esitate a mettervi in contatto  per richiedere un preventivo o una consulenza gratuita. Tutti i nostri servizi sono documentati con relazioni tecniche per uso Legale, corredate di foto, filmati e documenti vari.

 

Le indagini svolte dall’agenzia investigativa Agata Christie Investigazioni, con esperienza ultra ventennale, consentono nell’arrivare a conoscere fatti e situazioni a tutela dei diritti ed interessi concreti sia a carattere privato che aziendale. L’agenzia investigativa, Agata Christie Investigazioni, ricerca elementi di verità da usare anche nei processi, e diventa uno dei mezzi principali per tutelare la libertà della persona e dei propri diritti in sede civile e penale. Le nostre indagini private, consentono di accertare e documentare qualsiasi tipo di comportamento incompatibile con il rapporto di lavoro,  indagini private per violazione degli obblighi di lavoro per concorrenza sleale, infedeltà aziendale, fuga di notizie, tutela dei marchi e brevetti ed assenteismo dei dipendenti, bonifiche telefoniche, nonché indagini difensive o preventive a favore della difesa. 

 

 Chiamaci per richiedere una consulenza gratuita oppure un preventivo

 Agata CHRISTIE Investigation ® Via Luigi Razza 4 – 20124, Milano 

Telef. 02/344.223   02-5460600 (festivo notturno) (r.a.)  Fax 02/344.189 -

www.agatachristie.it

 

  

INDAGINI AZIENDALI

       indagini Concorrenza sleale

       investigazioni aziendali     

       indagini Controspionaggio

      violazione segreto industriale     

       indagini Antisabotaggio

      indagini Infedeltà Aziendale

      indagini Infedeltà dipendenti e soci

      indagini Assenteismo malattia o infortunio

      indagini per Licenziamento per giusta causa

      indagini Bonifiche telefoniche

      Indagini Contraffazione marchi e brevetti

      indagini e Sicurezza personale ed aziendale

      indagini e Sorveglianza dissuasiva

      indagini sui furti

      consulenza investigativa

      indagini pre assuntive

      controllo via GPS di flotte aziendali e automezzi privati

       

 INDAGINI PRIVATE

      indagini Infedeltà coniugale

      indagini Separazioni e divorzi

      indagini per affidamento minori

      indagini pre-post matrimoniali

      indagini assegno di mantenimento

      indagini sorveglianza minori

      indagini stalking e molestie

      indagini ricerca persone scomparse

      indagini su eredi testimoni

      bonifiche telefoniche e ambientali

      indagini sui furti

      indagini Recupero refurtiva

      indagini affidabilità colf, badanti, baby setter

      indagini anti-sette religiose

      indagini anti-pedofilia

      indagini su molestie

      controllo via GPS di automezzi

  

INDAGINI ECONOMCIHE

      Indagini Economiche Finanziarie

      indagini Ricerche di mercato Italia ed Estero

      indagini Ricerca patrimoni occultati (Italia e paesi off-shore)

      Indagini e Rapporti Informativi

      indagini ed Analisi di società off-shore

      indagini su Locazione immobiliare

      Indagini e Controlli fiduciari su aziende e persone

      Indagini Ricerca disponibilità massa attiva aggredibile

      Indagini e Verifica operatività aziende

      Indagini Visura autoveicoli ACI/PRA

      Indagini rintraccio eredi e verifica eredi legittimi

      Indagini su rapporti di parentela, lavoro o amicizia tra acquirente e venditore

      Indagini e rintraccio residenza anagrafica

      Indagini titolarità di pensioni

      Indagini recupero credito

      Indagini Sentenze Fallimentari

      Indagini Localizzazione Immobili e Mobili Italia ed Estero

      Indagini Dossier affidabilità

  

INDAGINI DIFENSIVE O INVESTIGAZIONI PENALI

      Indagini ricerca di prove a favore della difesa

      Indagini verifica elementi e controprove

      Indagini conferma alibi e rintraccio testimoni

      Indagini perizie calligrafiche e dattilografiche

      Indagini perizie foniche

      Indagini attendibilità testimoni

      Indagini analisi DNA ed esame comparativo e paternità

      Indagini analisi tossicologiche

      Perizie balistiche

      Perizie fisionomiche

  

RECUPERO CREDITI

      Recupero crediti stragiudiziale

      Agenzia Recupero Crediti

  

  

Di seguito riportiamo alcune sentenze relative alle indagini private:

Indagini Aziendali: E’ lecito far svolgere a un investigatore privato indagini su un dipendente in malattia o assenteista. (Gar. Privacy 13.1.2001).
Non viola le norme sulla privacy l’investigatore privato che, nel rispetto delle leggi e in base ad un preciso incarico, raccoglie informazioni utili alle indagini. Il Garante della privacy ha infatti respinto il ricorso di un dipendente licenziato, che gli chiedeva di accertare se il trattamento di dati effettuato dai suoi datori di lavoro fosse lecito e corretto. Il dubbio si riferiva alle indagini di un investigatore che, per conto della sua società, era riuscito ad accertare l’insussistenza della patologia da lui addotta per giustificare i periodi di assenza. L’Autorità – con una decisione del novembre scorso pubblicata sulla news-letter n. 79 del 13 gennaio – ha osservato che l’uso di informazioni al fine di far valere un diritto in sede giudiziaria è lecito. L’investigatore incaricato dal legale della società aveva raccolto e trasmesso alcuni dati personali del dipendente (fotografie, annotazioni sugli spostamenti, orari ecc.) risultati utili a dimostrare in giudizio l’inesistenza della malattia. Alcuni occasionali riferimenti a familiari presenti, durante gli spostamenti dell’interessato o altri particolari o comportamenti (es. autovetture guidate), che si potrebbero desumere dalle fotografie riprese a distanza o dalle annotazioni dell’investigatore, non sono stati ritenuti eccedenti, rispetto alla finalità di provare che il dipendente fosse in grado di svolgere una normale vita di relazione, nonché di riprendere l’attività lavorativa. (17 gennaio 2001)

 

Indagini Aziendali:
Investigatore Privato: L'azienda può far sorvegliare i dipendenti da un investigatore privato
Nessuna violazione dello statuto dei lavoratori. Lo ha stabilito la Suprema Corte con la sentenza 23303 del 18 novembre 2010. L'imprenditore che dubita dell'onestà dei suoi dipendenti, può assumere investigatori privati per sorvegliarli a loro insaputa nello svolgimento delle attività, ha respinto il ricorso presentato da un uomo contro il licenziamento disciplinare irrogatogli dalla società per cui lavorava.
Il caso. In seguito a sospetti sul comportamento dei suoi dipendenti, una Srl si era rivolta ad un istituto di sorveglianza perché li tenesse sott'occhio durante le ore lavorative. Così l'imprenditore, dopo aver scoperto che il dipendente in causa, insieme al fratello, recuperava da terra scontrini usati e sottraeva la merce corrispondente, lo aveva licenziato. L'uomo si era rivolto prima al Giudice del lavoro del Tribunale di Messina, e poi, avendo perso la causa in primo grado, si era rivolto alla Corte di Cassazione, lamentando, tra l'altro l'illegittimità del comportamento del datore, che, contravvenendo alle norme a tutela dei lavoratori, li aveva fatti sorvegliare. Ma il giudice, dichiarando la piena legittimità del recesso, ha inoltre affermato che "le norme poste dagli artt. 2 e 3 della legge 20 maggio 1970 n. 300 a tutela della libertà e dignità del lavoratore, delimitando la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzioni nell'ambito dell'azienda (rispettivamente con poteri di polizia giudiziaria a tutela del patrimonio aziendale e di controllo della prestazione lavorativa) non escludono il potere dell'imprenditore, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 cod.civ., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l'adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità del controllo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino nè il principio di correttezza e buona fede nell'esecuzione dei rapporti, nè il divieto di cui all'art. 4 della stessa legge n. 300 del 1970, riferito esclusivamente all'uso di apparecchiature per il controllo a distanza (non applicabile analogicamente, siccome penalmente sanzionato). Sono pertanto legittimi, in quanto estranei alle previsioni delle suddette norme, i controlli posti in essere da dipendenti di un'agenzia investigativa i quali, operando come normali clienti e non esercitando potere alcuno di vigilanza e di controllo, verifichino l'eventuale appropriazione di denaro (ammanchi di cassa) da parte del personale addetto, limitandosi a presentare alla cassa la merce acquistata, a pagare il relativo prezzo e a constatare la registrazione della somma incassata da parte del cassiere".

 

Indagini Aziendali: Confermata la liceità dell'indagine per accertare illeciti commessi dal dipendente in azienda. Corte di Cassazione, Sez. Lav., Sent. 07.08. 2012 n° 14197.
Liceità dell'utilizzo di investigatori privati per l'accertamento di fatti illeciti commessi dal dipendente che non si sostanzino in meri inadempimenti lavorativi.
Legittimo un licenziamento disciplinare disposto da un'impresa a causa della sottrazione da parte di un dipendente di un quantitativo di beni aziendali che non poteva venir giustificato dalla prassi per cui i generi alimentari non consumati potevano essere portati via dal personale.
La condotta del lavoratore è stata ritenuta, nella fattispecie, lesiva del rapporto fiduciario tra dipendente e società. A nulla è valsa l’eccezione del lavoratore circa la presunta illegittimità del ricorso da parte della società all'attività di investigatori privati per controllare il suo operato quale dipendente.
Richiamata una precedente pronuncia (Cass., Sent. n° 9167/2003), la S.C. ha statuito che "le disposizioni (artt. 2 e 3, L. n. 300/70) che delimitano, a tutela della libertà e dignità del lavoratore, in coerenza con disposizioni e principi costituzionali, la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi, e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale (art. 2) e di vigilanza dell'attività lavorativa (art. 3), non precludono il potere dell'imprenditore di ricorrere a collaborazione di soggetti (come le agenzie investigative) diversi dalle guardie particolari giurate per la tutela del patrimonio aziendale, né, rispettivamente, di controllare l'adempimento delle prestazioni lavorative e quindi l'accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c, direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica. Tuttavia, il controllo delle guardie particolari giurate, o di un'agenzia investigativa, non può riguardare, in nessun caso, né l'adempimento, né l'inadempimento dell'obbligazione contrattuale del lavoratore di prestare la propria opera, essendo l'inadempimento stesso riconducibile, come l'adempimento, all'attività lavorativa, che è sottratta da suddetta vigilanza, ma deve limitarsi agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell'obbligazione."
La Cassazione, tra l'altro, ha precisato, nell'ambito dei limiti a cui devono attenersi i controlli effettuati da un investigatore privato pagato dall'azienda, che qualora l'azienda sospetti che il proprio dipendente sottragga beni aziendali, i controlli possibili, da parte di un investigatore privato, sono quelli di procedere alla perquisizione personale (cioè corporale) del lavoratore sospetto infedele, ma non alla perquisizione dell'auto o dell'abitazione del lavoratore.
Men che meno, poi, il detective privato può procedere ad indagini vertenti sul controllo dell'attività lavorativa: non può spingersi – o venire incaricato a spingersi – a verificare l'esatto adempimento dell'obbligazione lavorativa, cioè a fare l'esame (a distanza) di come il dipendente svolga le mansioni affidategli.
Insomma, l'attività degli investigatori privati era, nel caso in esame, del tutto giustificata dalla circostanza che non si trattò di un mero inadempimento dell'obbligazione lavorativa, bensì di veri e propri atti illeciti ascrivibili al dipendente - un dipendente d'albergo siciliano - che fu il bersaglio dell’azione del detective privato de quo.

 

Indagini Private:
Cassazione Penale Sentenza n. 9667/2010
Sì dalla Cassazione ai pedinamenti GPS senza autorizzazione per chi e’ indagato
Via libera al pedinamento satellitare “senza autorizzazione preventiva” da parte del giudice nei confronti di chi è indagato. Lo sottolinea la Cassazione (quinta sezione penale, sentenza 9667) rilevando che “la localizzazione mediante il sistema di rilevamento satellitare (Gps) degli spostamenti di una persona nei cui confronti siano in corso indagini costituisce una forma di pedinamento non assimilabile all’attività di intercettazione di conversazioni o comunicazione”.Ecco perché, dice piazza Cavour, per questo tipo di pedinamento “non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva da parte del giudice”.
In questo modo la Suprema Corte ha respinto il ricorso di tre extracomunitari residenti nel torinese nei confronti dei quali il gip presso il Tribunale di Alessandria aveva disposto la misura carceraria sulla base di pedinamenti avvenuti appunto tramite il sistema Gps. Inutilmente i tre indagati hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando in particolare “la violazione sulla disciplina della privacy” relativamente alle rilevazioni dei dati tramite sistema Gps.
La Cassazione ha respinto il ricorso dei tre extracomunitari e ha ricordato che in questo caso non c’e’ stata alcuna violazione della privacy in quanto “essendo in corso indagini” nei confronti dei tre il pedinamento satellitare non prevede la preventiva autorizzazione del giudice.
Sent. C. Cass.
n. 12042/08 del 18 Marzo 2008

 

Indagini private: lecite le “ambientali” in autovettura in quanto non vi è norma incriminatrice che tuteli la riservatezza in autovettura sulla pubblica via. Così ha stabilito la Cassazione in relazione all'installazione di apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti in autovetture da parte di investigatori privati. La Corte ha richiamato, in sentenza, l'art. 615 bis che fa riferimento ai luoghi indicati nell'articolo 614 c.p. (abitazione o privata dimora), escludendo da questi l'autovettura che si trovi in una pubblica via che non è ritenuta luogo di privata dimora.

Corte di Cass., sez. V penale, nr. 12042 del 30.01.2008 - dep. 18.03.2008
Corte di Cass., sez. V penale, nr. 12042 del 30.01.2008 - dep. 18.03.2008

Fatto
1 - Il Gup di Brescia ha dichiarato ai sensi dell'art. 129 Cpp n.d.p. perché i fatti non sono previsti dalla legge come reato, contro B. ed altri 21 imputati, appartenenti a varie agenzie private di investigazione, per reati contestati in ciascun caso in concorso a due o più ai sensi degli artt. 623 bis e 617 bis, co. 1^ e 2^ o 3^ o 617 CP, ed in taluna ipotesi anche con riferimento all'art. 35 L. 675/96, per l'installazione di apparati di intercettazione ambientale di conversazioni tra presenti in autovetture private.
Il P.M. propone ricorso per violazione di legge, analizzando la lettera delle norme, ed il sistema in materia di intercettazioni. 2 - Il ricorso è infondato.
L'unico precedente, citato nella sentenza impugnata (Cass., Sez. V n. 4264/05 - rv. 235595), esclude che nel caso di specie si tratti di intercettazioni. In effetti la questione va risolta con riferimento alla ratio di incriminazione dei fatti contro la libertà morale delle persone, individuabile in rapporto o all'“ambiente” o agli “strumenti di comunicazione”.
Agli “strumenti di comunicazione” si rapportano il titolo dell'articolo 617 Cp "Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche” e la frase recata dall'articolo 617 bis "al fine di intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche”.
La lettera del titolo e della frase non autorizza affatto a ritenere le due norme incriminatrici estensibili alla captazione di comunicazioni di conversazioni tra presenti. Gli articoli 617 ss., introdotti con L. n. 98 del 1974, tutelano solo e proprio la riservatezza delle comunicazioni o conversazioni tra persone effettuate con mezzi tecnici determinati, all'epoca il telegrafo o il telefono. Gli artt. 617 quater, quinquies, sexies aggiunti dalla L. n. 547 del 1993 riguardano invece le comunicazioni informatiche o telematiche, cioè strumenti nuovi. Infine l'art. 623 bis estende le disposizioni a "qualunque altra comunicazione a distanza di suoni immagini o altri dati".
In sintesi, la riservatezza tutelata dalle norme degli articoli 617 - 623 Cp è quella assicurata proprio e solo da uno strumento adottato per comunicare a distanza. Invece la riservatezza di "notizie” ed "immagini” che si rapporta all'“ambiente” è tutelata nell'articolo 615 bis, introdotto dall'art. 1 della prima legge innovativa citata, la n. 98 del 1974, con il titolo "interferenze illecite nella vita privata".
La disposizione di questo articolo fa riferimento ai soli luoghi indicati nell'articolo 614 Cp, e cioè l’abitazione o la privata dimora. E l'autovettura che si trovi in una pubblica via non è ritenuta, da sempre nel diritto vivente, luogo di privata dimora (cfr. Cass., n. 5934/81 - Ced 149373 e, di seguito, la giurisprudenza relativa alle disposizioni del codice procedurale in materia d'intercettazioni tra presenti che, concernendo l'utilizzabilità delle prove, presume essa quella sostanziale, Cass. n. 1831/98, n. 4561/99 - 2143036, n. 4979/00 - 216749, n. 3363/01 - 218042, n. 1281/03 - 223682, n. 8009/03 - 223960, n. 5/03 - 224240, n. 2845/04 - 228420, n. 26010/04 - 229974, n. 43426/04 - 23096, n. 13/05 - 230533, n. 4125/07 - 235601). Né ha nulla a che fare con questa tematica la normativa (L. 675/96 – Dl. lgs. 196/03) sostanziale sul trattamento illecito dei "dati personali", che all'evidenza concerne fatti diversi ed ulteriori rispetto alla possibilità di acquisizione di qualsiasi dato riservato. E' quanto interessa. Nessuna norma incriminatrice dunque tutela la riservatezza delle persone che si trovino in autovettura privata sulla pubblica via.

 

Indagini Private: riprese video o fotografiche
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE VI PENALE
Sentenza 1-30 ottobre 2008, n. 40577
Svolgimento del processo – Motivi della decisione
1. La Corte d’appello di Bologna, con la decisione impugnata, ha confermato la sentenza con cui il Tribunale di Modena, il 15.3.2005, aveva condannato A.M. alla pena di nove mesi di reclusione per i reati di cui agli artt. 56, 393, 624, 582 e 585 c.p., art. 61 c.p., n. 2, art. 594 c.p., in danno di F. L.. I giudici merito hanno accertato che quest’ultimo, sapendo che la propria moglie M.C. si trovava in casa dell’ A. e sospettando l’esistenza di una relazione tra i due, li attese nella strada pubblica prospiciente l’abitazione e li fotografò all’uscita, mentre ancora si trovavano nel cortile della casa.
Mentre si accingeva ad andar via a bordo della sua autovettura, fu raggiunto e fermato dall’A., che lo ingiuriò, gli strappò la giacca, si appropriò delle chiavi dal quadro di accensione della macchina e si allontanò, in compagnia della moglie del F.. Seguirono altre convulse fasi dell’episodio, con reiterazione d’ingiurie, percosse (che procuravano lesioni alla parte offesa) e danneggiamenti da parte dell’A., al fine di recuperare il rullino della macchina fotografica.
2. Ricorre per Cassazione l’imputato, deducendo: – mancanza di motivazione della sentenza d’appello nella parte in cui “trascura il punto nodale del quesito di diritto sottopostogli: se l’atto di fotografare una persona all’interno del cortile di casa integri (al di là dell’improcedibilità per difetto di querela) il reato d’interferenze illecite nella vita privata ex art. 615 bis c.p.; - inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, non avendo la Corte bolognese ravvisato, nell’illecita (ex art. 615 bis c.p.) condotta tenuta dalla parte offesa, gli estremi del fatto ingiusto rilevante ex art. 599 c.p.; - inosservanza di legge e vizio di motivazione in ordine al diniego delle attenuanti generiche e dell’esimente della legittima difesa.
3. In accoglimento della richiesta del Procuratore generale, il ricorso va dichiarato inammissibile. La tesi che l’imputato reitera sin dal giudizio di primo grado, ossia di avere reagito ad un atto d’interferenza nella sua vita privata (costituente il reato di cui all’art. 615 bis c.p.) commesso dal F., che lo fotografò mentre, assieme alla M., egli ancora si trovava in una pertinenza della sua casa, è destituita di ogni fondamento, anche per ragioni ulteriori e diverse rispetto a quelle già evidenziate dai giudici di merito.
La ripresa fotografica da parte di terzi – così come quella effettuata con videocamera, su cui si è recentemente pronunziata la Corte costituzionale in fattispecie concernente videoregistrazione a fini investigativi (sent. n. 149/2008)- lede la riservatezza della vita privata che si svolge nell’abitazione altrui o negli altri luoghi indicati dall’art. 614 c.p., e integra il reato d’interferenze illecite nella vita privata, previsto e punito dall’art. 615 bis c.p., sempreché vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi.
“Se l’azione, pur svolgendosi nei luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti …, il titolare del domicilio non può evidentemente accampare una pretesa alla riservatezza” (sent. cit). In tal caso – come in quello del F., che fotografò dalla strada pubblica l’ A. e la M. che uscivano dalla casa e si trovavano nel cortile visibile dall’esterno – riprese fotografiche o con videocamera non si differenziano da quelle realizzate in luogo pubblico o aperto al pubblico.
A giusta ragione, pertanto, sono state negate le esimenti della provocazione e della legittima difesa, nonché il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche con connessa diminuzione di pena, indipendentemente dalla corretta qualificazione giuridica data dai giudici d’appello ai fatti commessi che, in mancanza d’impugnazione da parte del pubblico ministero, pur non potendo essere sanzionati più gravemente, ben potevano essere meglio inquadrate in più gravi fattispecie di reato. 4. All’inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria, che si ritiene adeguato determinare nella somma di Euro 1.000,00, in relazione alla natura delle questioni dedotte. La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento della somma di Euro 1.000,00 (mille) in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 1 ottobre 2008. Depositato in Cancelleria il 30 ottobre 2008.

 

Indagini Aziendali, SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO
Sentenza 18 novembre 2010, n. 23303
Svolgimento del processo
…Tale successiva versione non è apparsa però convincente al Giudice di appello, posto che era emerso che l’appellante non solo era stato visto mentre prelevava alcuni scontrini abbandonati nei pressi della cassa ma anche che, con lo scontrino in mano, prelevava dagli scaffali la merce che era poi risultata corrispondente a quella indicata nello scontrino. …Da ciò la Corte territoriale ha ricavato come fosse perfettamente rispondente alla realtà la ricostruzione dei fatti operata dal primo Giudice e, di conseguenza, la dimostrazione della sussistenza delle ragioni fornite dalla società per giustificare il provvedimento espulsivo, sorretto da giusta causa.
La Corte territoriale ha tenuto a chiarire come la sanzione adottata fosse da ritenere certamente adeguata rispetto alle mancanze contestate ed accertate, tenuto conto, fra l’altro, anche della posizione di prestigio del dipendente (direttore del supermercato) all’interno della Struttura commerciale, che avrebbe dovuto costituire esempio di correttezza e professionalità per i dipendenti a lui gerarchicamente subordinati, e del contesto in cui la condotta si era realizzata (in un grande magazzino dove la merce viene esposta liberamente al pubblico).
In ordine alla ritenuta violazione della L. n. 300 del 1970, art. 2, la Corte di merito, richiamando la giurisprudenza di legittimità, ha puntualizzato che dalle risultanze istruttorie appariva pienamente attendibile la ricostruzione dei fatti operata dalla allora S. spa, che si era avvalsa del tutto correttamente dell’attività di un istituto di vigilanza, essendo legittimi i controlli posti in essere dai dipendenti di agenzie investigative e investigatori privati che operano come normali clienti e non esercitano alcun potere di vigilanza e controllo (Cass. n. 829/1992). Ciò in quanto rientra nel potere dell’imprenditore la facoltà di avvalersi di appositi organismi per controllare, anche occultamente, il corretto adempimento delle prestazioni lavorative al fine di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione.
Le norme poste dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, artt. 2 e 3 a tutela della libertà e dignità del lavoratore, delimitando la sfera di intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei suoi interessi, con specifiche attribuzioni nell’ambito dell’azienda (rispettivamente con poteri di polizia giudiziaria a tutela del patrimonio aziendale e di controllo della prestazione lavorativa) non escludono il potere dell’imprenditore, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 cod. civ., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità del controllo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino né il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti, né il divieto di cui alla stessa L. n. 300 del 1970, art. 4, riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza (non applicabile analogicamente, siccome penalmente sanzionato).
Sono pertanto legittimi, in quanto estranei alle previsioni delle suddette norme, i controlli posti in essere da dipendenti di un’agenzia investigativa i quali, operando come normali clienti e non esercitando potere alcuno di vigilanza e di controllo, verifichino l’eventuale appropriazione di denaro (ammanchi di cassa) da parte del personale addetto, limitandosi a presentare alla cassa la merce acquistata, a pagare il relativo prezzo e a constatare la registrazione della somma incassata da parte del cassiere.
(Cass. n. 829/1992; per lo stesso principio, v. Cass. n. 8998/2001; Cass. n. 18821/2008; Cass. 16196/2009). Per quanto precede, il ricorso va rigettato.
Le spese del presente giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese di questo giudizio, liquidate in Euro 46,00 oltre Euro 2.500,00 per onorari ed oltre spese generali, IVA e CPA.
Così deciso in Roma, il 22 settembre 2010.

 

Indagini Private infedeltà Coniugale: Con la recente sentenza n 16873 del 19 luglio 2010, la Corte ha confermato che l'infedeltà coniugale è, in via presuntiva, causa di addebito della separazione. Con la recente sentenza n.16873 del 19 luglio 2010, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato che l'infedeltà coniugale costituisce causa di addebito della separazione, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza. In tale prospettiva, in presenza di un'infedeltà coniugale, onde evitare l'addebito della separazione il coniuge che tale infedeltà abbia posto in essere dovrà fornire la prova rigorosa della preesistenza della crisi coniugale, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.
Nella specie la vicenda riguardava l'abbandono della casa familiare da parte della moglie per andare a vivere con il cognato a seguito di una riconciliazione, dedotta come meramente formale, conseguente ad una prima separazione.

Cass Civ Sez I, 19 luglio 2010, n 16873
L’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale, determinando di regola l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce in genere circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, con un accertamento rigoroso e una valutazione
complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, rimessa al giudice di merito per accertare se vi è la preesistenza d’una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza solo formale. Sussiste pertanto l’addebito per il coniuge che a seguito di riconciliazione non ha rispettato l’obbligo di fedeltà sul presupposto che la stessa fosse stata soltanto formale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con la sentenza di cui in epigrafe, nel processo di separazione giudiziale dei coniugi M.L. e C.S., la Corte d'appello di Brescia ha rigettato i due gravami proposti in via principale e incidentale dalle parti e confermato la decisione del locale Tribunale del 1 giugno 2005, che aveva pronunciato la separazione giudiziale delle parti con addebito alla moglie, alla quale era stata affidata la figlia minore Ma., disabile affetta da spina bifida, con contributo per il mantenimento di questa di Euro 1291,14, a carico del padre, tenuto pure a partecipare al 50% delle spese mediche, escluse quelle di fisioterapia, scolastiche, di svago e di ricreazione, con statuizione riportata in motivazione e non ripetuta in dispositivo, ponendo a carico della donna le spese del grado.
La causa era iniziata con ricorso della C. del 3 settembre 1993 nel quale ella, premesso di aver contratto matrimonio il (OMISSIS) con il M. e che dall'unione era nata nel (OMISSIS) la figlia Ma., affetta da spina dorsale bifida, deduceva che tra i coniugi era già intervenuta una separazione nel (OMISSIS) cui era seguita una riconciliazione nel (OMISSIS) nell'interesse esclusivo della figlia ammalata e chiedeva la separazione giudiziale con assegnazione a sè della casa familiare di sua proprietà e assegno e contributo di mantenimento, per lei e la bambina, a carico del resistente, di L. 1.600.000 mensili.
Il M. si costituiva e chiedeva la separazione con addebito alla moglie che aveva abbandonato la casa familiare per andare a convivere con il marito della sorella di lui, provocando gravi problemi nei due nuclei familiari.
Il tribunale adito decideva nei sensi sopra riportati e avverso tale sentenza era proposto appello dalla C. che insisteva nel dedurre il carattere solo "formale" della riconciliazione con il marito intervenuta successivamente alla separazione del (OMISSIS), chiedendo di rilevare quindi l'assenza di nesso eziologico tra la relazione di lei con il cognato e la intollerabilità della prosecuzione della convivenza del coniugie, che già sussisteva anche per effetto del disinteresse e della mancanza di affetto e di attenzione del M. verso la figlia disabile.
Costituendosi in appello, il M. negava che la pregressa riconciliazione con la moglie fosse stata solo formale, insistendo nel dedurre che la relazione extraconiugale della donna con il cognato, oltre tutto suo caro amico, aveva sconvolto non solo la vita della loro famiglia e di quella della sorella, ma anche quella del gruppo familiare di origine di lui.
La Corte di merito, ritenuta incontestata la relazione della appellante C. con il cognato V.G., ne ha riconosciuto la efficienza causale in ordine alla intollerabilità della prosecuzione della convivenza tra i coniugi seguita nel tempo a tale rapporto extraconiugale, mancando ogni riscontro delle violenze dell'uomo a carico della moglie, dedotte dalla stessa, e del carattere solo apparente della riconciliazione delle parti, dopo la pregressa separazione consensuale del (OMISSIS).
In base alle testimonianze di M.L. e M.C., il V. aveva confessato la sua relazione con la cognata alla figlia di dieci anni nel (OMISSIS), ma il rapporto adulterino era già sorto prima dell'estate ed appariva quindi non vera l'affermazione della C. di avere intrapreso la relazione extraconiugale dopo la presentazione del ricorso per separazione.
La Corte ha escluso la extrapetizione della statuizione contenuta solo in motivazione sulla corresponsione del 50% delle spese straordinarie per la figlia disabile, con esclusione di quelle di fisioterapia, potendo per la minore esercitarsi anche di ufficio dal tribunale il potere di stabilire modi e misura del contributo del genitore non affidatario al mantenimento della stessa, anche se non conformi alle richieste delle parti o indipendenti da queste, con conseguente irrilevanza in concreto dell'art. 112 c.p.c.. Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso di due motivi la C. cui resiste, con controricorso e ricorso incidentale di quattro motivi, il M..

MOTIVI DELLA DECISIONE
Preliminarmente vanno riuniti i due ricorsi proposti contro la stessa sentenza ai sensi dell'art. 335 c.p.c..
1.1. Il primo motivo del ricorso principale denuncia violazione degli artt. 151 e 157 c.c., art. 115 c.p.c., in rapporto all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, perché la Corte di appello di Brescia, pur avendo accertato la pregressa separazione dei coniugi nel (OMISSIS), ha omesso di rilevare il carattere formale della loro riconciliazione e ritenuto la domanda introduttiva di questo giudizio successiva alla relazione extraconiugale, alla quale ha collegato la intollerabilità della prosecuzione della convivenza, anche se tale cronologia degli eventi non era stata provata, non essendosi esaminati gli elementi probatori forniti in tal senso dalla C., che contestava l'addebito a suo carico.
In sostanza il matrimonio era fondato su motivazioni estremamente labili e le difficoltà iniziali dei coniugi si erano accentuate per la nascita colla figlia disabile, rendendo ancora più conflittuale il loro rapporto. La riconciliazione dopo la separazione del 1991 aveva espresso solo la prosecuzione di tale pregresso instabile rapporto ed era quindi solo apparente; a tale carattere meramente formale della ripresa della comunione tra le parti la Corte bresciana non ha dato rilievo, soffermandosi solo sulla successione cronologica degli eventi, irrilevante nel contesto di una vicenda coniugale già in crisi all'atto della violazione del dovere di fedeltà dalla C.. Non vi è stata prova in sede di merito che la intollerabilità della prosecuzione della convivenza tosse conseguente alla violazione dell'obbligo di fedeltà e sì seno ignorate prove presuntive emergenti dalla stessa sequenza cronologica degli eventi provati e prove dirette, quali le risultanze della consulenza di ufficio, che avrebbero potuto comportare una soluzione diversa sull'addebito alla donna che aveva violato l'obbligo di fedeltà quando già era finito ogni suo rapporto con il marito.
Il motivo di ricorso sì conclude con due quesiti ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c. relativi alle due distinte violazioni di legge dedotte in esso, sostanziale (artt. 151 e 157 c.c.) e processuale (art. 115 c.p.c.): se il giudice quando fonda la decisione solo su alcune delle prove assunte debba motivare, anche implicitamente, sull'omesso esame delle altre ai sensi dell'art. 115 c.p.c., e art. 360 c.p.c., n. 5.
Si domanda in secondo luogo se l'avere ritenuto effettiva la riconciliazione, perdurando il dissidio tra i coniugi, con conseguente addebito alla ricorrente, abbia violato nel caso gli artt. 151 e 157 c.c., e art. 360 c.p.c., n. 3.
1.2. Si lamenta nel secondo motivo la violazione dell'art. 112 c.p.c., in rapporto all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, perchè la Corte d'appello di Brescia, pur confermando la partecipazione alle spese straordinarie per la figlia a carico del padre, come sancito nella motivazione di primo grado, ma non anche nel relativo dispositivo, non l'ha ripetuta a sua volta nel proprio dispositivo, così violando la norma di rito di cui sopra, avendo omesso di integrare il dispositivo come richiesto dall'appellante C. nel suo gravame di merito.
2.1. Il primo motivo di ricorso incidentale del M., in rapporto alla sua partecipazione al 50% delle spese straordinarie di svago e ricreazione, deduce anzitutto la violazione dell'art. 360 c.p.c., n. 3, per essersi disapplicati nel merito l'art. 155 c.c., e, con gli artt. 91, 92, 99 e 112 c.p.c., anche l'art. 345 del citato codice di rito.
La domanda della C. di far partecipare il M. alle spese straordinarie è stata proposta per la prima volta in appello e la Corte s'è pronunciata su di essa, pur non avendo controparte accettato il contraddittorio, per cui la sentenza impugnata viola gli artt. 99, 112 e 345 c.p.c..
2.2. Sempre in riferimento alle spese di svago e ricreazione si lamenta con il secondo motivo del ricorso incidentale la insufficiente motivazione su tale punto decisivo, non comprendendosi in particolare se la decisione del tribunale contenuta nella parte motiva, ma non nel dispositivo, abbia contenuto precettivo, così come quella della Corte d'appello di Brescia analoga, perché non riprodotta nelle disposizioni finali della sentenza.
2.3. Con il terzo motivo del suo ricorso il M. lamenta violazione dell'art. 91 c.p.c., e art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere la sentenza d'appello riformato la parziale compensazione delle spese di primo grado, decisa nonostante la totale soccombenza della donna nella fase dinanzi al primo giudice.
2.4. La medesima censura per l'errata parziale compensazione delle spese di primo grado si prospetta nel quarto motivo con riferimento alle carenze motivazionali sul punto della Corte d'appello, che non ha deciso l'appello incidentale sulla questione. 3. I due motivi del ricorso principale devono rigettarsi, perché infondati.
3.1. La presenza di due diversi quesiti in relazione alle distinte norme del codice civile e di quello di rito di cui si denuncia la violazione, nel primo motivo di ricorso, rende questo ammissibile ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c. (S.U. 9 marzo 2009 n. 5624). Deve peraltro rigettarsi la eccezione del controricorrente di inammissibilità del ricorso principale perché con esso sarebbe chiesta a questa Corte di legittimità una mera rivisitazione di fatti per giungere ad una diversa valutazione di essi:
l'impugnazione infatti chiede solo di dare una diversa qualificazione giuridica ai comportamenti dei coniugi, negando possa ritenersi "riconciliazione" la breve ripresa della convivenza dopo la separazione del (OMISSIS).
In cedine alla relazione extraconiugale della C. con il cognato e al nesso eziologico tra questa e la crisi coniugale, le stesse affermazioni della ricorrente, che non nega tale vicenda e richiama sulla stessa le prove orali che ne hanno confermato la preesistenza al suo ricorso di separazione del (OMISSIS), in conformità a quanto deciso dalla Corte di merito sul punto, determinano l'infondatezza del primo motivo di ricorso, avendo la Corte di Appello argomentatamente affermato che la infedeltà della donna era stata la causa della sua scelta di abbandonare la casa familiare e quindi di interrompere la prosecuzione della convivenza.
Peraltro, come più volte affermato da questa Corte, l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale, "determinando di regola l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, costituisce in genere circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, con un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, rimessa al giudice di merito per accertare se vi è la preesistenza d'una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza solo formale" (Cass. 7 dicembre 2007 n. 25618 e 12 giugno 2006 n. 13592).
E' l'appiglio a tale frase finale del principio di diritto enunciato dalla Corte suprema che ha indotto la C. a denunciare come erroneo il mancato rilievo del carattere "formale" della sua riconciliazione con il marito. Va sul punto osservato che la ripresa della convivenza dopo la precedente separazione, comportando il venir meno dello status di separati, pur se avvenuta nell'esclusivo interesse della figlia disabile, come dedotto dalla ricorrente, postulava il rispetto degli obblighi di cui all'art. 143 c.c., liberamente assunti dai coniugi con la concordata decisione.
Appare pertanto immune da censure l'affermazione della Corte di Appello che l'abbandono dalla donna, nel (OMISSIS), della casa familiare, con la contestuale confessione dal cognato a sua figlia di dieci anni della relazione extraconiugale con la zia e l'inizio della convivenza con la predetta in un residence nell'(OMISSIS), costituivano fatti che, comprovando la violazione dell'obbligo di fedeltà prima della domanda di separazione, ne riaffermavano l'efficienza causale sulla crisi coniugale (sul nesso causale tra violazioni degli obblighi nascenti dal matrimonio e separazione cfr. Cass. 22 maggio 2008 n. 13431).
In rapporto al profilo probatorio, la valutazione della Corte di merito tiene conto di tutte le prove assunte e nel ricorso non è chiarito quali prove non siano state valutate dai giudici di appello, per cui il primo quesito di diritto è inammissibile per mancanza di autosufficienza, in rapporto alle pretese prove non esaminate nella sentenza impugnata, mentre al secondo quesito, concernente la efficienza causale sulla separazione della violazione dell'obbligo di fedeltà coniugale, deve essere data risposta negativa.
3.2. Il secondo motivo di ricorso principale è invece inammissibile per difetto di interesse, lamentando una omessa pronuncia sul motivo di appello relativo alla mancata trasposizione nel dispositivo della statuizione, contenuta nella motivazione, della sentenza di primo grado sulla partecipazione del padre alle spese straordinarie per la figlia, statuizione comunque vincolante per le parti. La Corte d'appello, nell'escludere la extrapetiziorie su detta statuizione adottata senza domanda di parte e di ufficio nell'interesse della minore disabile, implicitamente ne ha affermato il rilievo, anche se quanto sancito nei motivi non è stato ripreso nella statuizione di cui al dispositivo della sentenza di primo grado, osservando che le buone condizioni economiche della madre non sono di certo ostative al contributo paterno al mantenimento della figlia disabile, da corrispondere in proporzione alle disponibilità reddituali e patrimoniali del non affidatario rapportate a quelle dell'altro genitore (pag. 14 sentenza). La necessità di una lettura coordinata del dispositivo e della motivazione per procedere alla esecuzione della sentenza (Cass, 31 marzo 2007 n. 8060), conferma la correttezza della soluzione adottata dalla Corte d'appello, che ha negato la omessa pronuncia per essere mancata la ripetizione in dispositivo di quanto disposto nei motivi in ordine alla partecipazione del padre alle spese straordinarie per la figlia anche per motivi di svago.
4.1. In rapporto al ricorso incidentale, i suoi quattro motivi sono tutti inammissibili, in quanto non corredati dai necessari quesiti di diritto e, per quanto concerne le censure dei vizi motivazionali, dell'autonomo momento di sintesi che evidenzi il fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.
5. Stante la reciproca soccombenza, le spese del giudizio di cassazione devono integralmente compensarsi tra le parti.
P.Q.M.
La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il principale e dichiara inammissibile l'incidentale; compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 22 giugno 2010.
Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2010

 

Indagini Difensive:
Giudici della Corte d'Assise d'Appello di Perugia, dopo undici ore di Camera di Consiglio, alle ore 21.45 del 3 ottobre 2011 hanno pronunciato la sentenza che ha disposto la liberazione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dopo quattro anni di carcere: "visto l'articolo 605 del Codice di Procedura penale, in parziale riforma della sentenza della Corte d'Assise di Perugia del 4 e 5 dicembre 2009, assolve Amanda Knox e Raffaele Sollecito dai capi A) omicidio aggravato B) porto d'armi C) violenza sessuale aggravata e D) furto di telefoni cellulari per non aver commesso il fatto e dal capo E) simulazione di reato aggravata, perché il fatto non sussiste”.
Conferma, invece, la condanna di Amanda Knox ad anni 3 di reclusione per il reato di calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, non modificando le statuizioni civili risarcitorie nei suoi confronti, condannando, altresì, Amanda alle spese legali del secondo grado di giudizio, liquidate dalla Corte in € 22.170,00 per diritti e onorari, oltre spese generali e oneri di legge.
Questo il dispositivo. La motivazione sarà depositata, salvo ritardo, entro i richiesti 90 giorni. La sentenza costituisce il secondo atto di un rilevante evento processo mediatico. Il terzo sarà deciso dalla Cassazione, che sarà impegnata dai ricorsi della Pubblica Accusa, già preannunciati.
Amanda Knox e Raffaele Sollecito, allora fidanzati, erano stati arrestati il 6 novembre del 2007, insieme a Patrick Lumumba Diya poiché indagati per l'omicidio di Meredith Kercher (studentessa inglese di 22 anni, in Italia con il programma Erasmus, trovata assassinata da una coltellata alla gola, nell'appartamento che condivideva con Amanda).
La vicenda assumeva da subito importanza mediatica e si moltiplicavano, sotto l'occhio costante dei mass media, gli accessi al luogo del delitto da parte della Polizia Giudiziaria per tutti i rilievi del caso, alla ricerca della soluzione data dagli esami di DNA trovati sui reperti.
L'esame di un coltello da cucina sequestrato a casa di Raffaele Sollecito presentava tracce di DNA di Amanda e di Meredith.
Nel frattempo le indagini proseguivano e gli indagati rendevano alla Procura procedente la propria versione dei fatti. Di qui la scarcerazione di Patrick Lumumba (il cui procedimento veniva poi archiviato dal Giudice per le Indagini Preliminari) e l'arresto di Rudy Hermann Guede, rintracciato in Germania il 20 novembre del 2007.
I Pubblici Ministeri, ritenute le indagini concluse, formulavano richiesta di rinvio a giudizio per i tre indagati (Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Hermann Guede) per il reato di omicidio in concorso, aggravato dall'aver agito per futili motivi.
Rudy Hermann Guede accedeva al rito abbreviato: ossia il giudizio avanti al Giudice per l'Udienza Preliminare, celebrato allo stato degli atti che si trovavano a fascicolo e che comporta automaticamente per l'imputato lo “sconto” di un terzo di pena. Ciò gli consentiva, a fronte della richiesta di ergastolo dei PM, di definire il giudizio di primo grado con condanna ad anni 30.
Tale sentenza veniva impugnata e la condanna veniva ridotta in secondo grado (18 novembre 2009) ad anni 16 di reclusione in ragione della concessione dell'ulteriore riduzione per le circostanze attenuanti generiche, escluse dal primo Giudice.
Parallelamente, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che non avevano scelto il rito alternativo, erano sottoposti a processo ordinario avanti la Corte d'Assise di Perugia. Iniziato il 18 gennaio 2009, esaurita l'istruttoria dibattimentale e l'audizione di tutti i testi e gli operanti di Polizia Giudiziaria che avevano eseguito le indagini, il processo di primo grado terminava il 5 dicembre 2009 con la condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith: anni 26 di reclusione per la Knox ed anni 25 per Sollecito (sentenza la cui motivazione è stata depositata il successivo 4 marzo 2010).
In considerazione di sì grave condanna, le porte del carcere non schiudevano, ritenendo la Corte d'Assise di mantenere la custodia cautelare in carcere dei due imputati. D'altra parte, la Cassazione si era già pronunciata in data 1 aprile 2008 sulla legittimità della custodia in carcere in seguito al ricorso degli imputati, comportando, in tal modo il formarsi di un “giudicato” cautelare che non poteva essere rivalutato, a maggior ragione, dopo una condanna a tanti anni di carcere.
Occorrevano elementi nuovi, che potessero fornire ai Giudici nuovi spunti su cui ragionare. Per tale ragione le difese chiedevano, attraverso i motivi d'appello, che i Giudici della Corte d'Assise d'Appello decidessero per un parziale rinnovazione del dibattimento.
I Giudici dell'Appello in genere, decidono i ricorsi rivalutando quanto già acquisito nel dibattimento e quanto già a fascicolo (trascrizioni delle udienze e le relative dichiarazioni testimoniali ivi assunte, documenti già a fascicolo, perizie). Laddove, tuttavia, sia ritenuto assolutamente indispensabile ai fini del decidere possono riaprire parzialmente il dibattimento per assumere alcune prove che in primo grado non sono state assunte, o lo sono state in maniera dubbia, o poco convincente.
Sarà il difensore a dover convincere i Giudici dell'Appello che vi sia tale necessità, anche utilizzando consulenti della difesa che possano fornire apporti tecnico-scientifici per una compiuta valutazione delle risultanze di indagine – in particolare ove siano state espletati rilievi peritali.
Un illustre ed esperto Giudice, Edoardo Mori, che da sempre ha lottato per la difesa della Giustizia con la “G” maiuscola, all'interno della sua categoria, in una intervista rilasciata a Il Giornale (domenica 18 settembre 2011, pag. 18-19, intervista di Stefano Lorenzetto), così si esprimeva in tema di indagini peritali : "I giudici si affidano ai laboratori istituzionali e ne accettano in modo acritico i responsi. Nei rari casi in cui l'indagato può pagarsi un avvocato ed un buon perito, l'esperienza dimostra che l'accertamento iniziale era sbagliato. I medici, i loro errori li nascondono sotto terra; i giudici, in galera... L'indagato innocente avrebbe più vantaggi dall'essere giudicato in base al lancio di una monetina che in base a delle perizie. Ecco, dunque che le indagini difensive possono risultare utili per confutare le risultanze offerte al Pubblico Ministero da parte della Polizia Giudiziaria o dei propri consulenti. Ecco che, se non espletate in primo grado, possono risultare d'aiuto per convincere con forza il Giudice dell'Appello a rinnovare il dibattimento ed approfondire le risultanze del primo grado.
Nelle 281 pagine dell'appello, tra le numerose censure della sentenza di condanne, i difensori di Sollecito (Avv. Giulia Bongiorno e Avv. Luca Maori), avevano tra l'altro chiesto alla Corte d'Assise d'Appello di rinnovare il dibattimento per l'espletamento di nuovi incarichi peritali e nuove perizie su gran parte dei reperti utilizzati dall'accusa per sostenere la colpevolezza degli imputati.
La Corte d'Assise ha disposto la parziale rinnovazione del dibattimento, conferendo incarico peritale ad esperti che potessero rivalutare le risultanze utilizzate dal PM prima e dalla sentenza di primo grado poi per giungere alla condanna, con particolare riferimento al coltello ed al gancetto del reggiseno.
I periti hanno spiegato perché a loro avviso nelle indagini scientifiche non sono state seguite le procedure internazionali (citando come parametro quelle negli Usa). Hanno depositato la perizia il 29 giugno 2011 hanno successivamente illustrato in Aula i risultati delle loro analisi , smontando il lavoro della scientifica. Hanno sottolineato come il gancetto del reggiseno della vittima fosse stato raccolto con un guanto sporco.
Anche l'illustre Giudice Edoardo Mori, sempre nell'intervista a Il Giornale, sopra citata, forte della propria esperienza personale e professionale, inorridiva nel vedere come erano stati trattati i reperti nel caso Knox: “Comunque era sufficiente vedere i filmati in cui uno degli investigatori sventolava trionfante il reggiseno della povera vittima per capire che sulla scena del delitto era intervenuta la famigerata squadra distruzione prove. A dimostrazione delle cautele usate, il poliziotto indossava i guanti di lattice. Restai sbigottito vedendo la scena al telegiornale. I guanti servono per non contaminare l'ambiente col DNA dell'operatore, ma non per manipolare una possibile prova perché dopo due secondi che si usano sono già inquinati. Bisogna invece raccogliere ciascun reperto con una pinzetta sterile e mono uso. I guanti non fanno altro che trasportare DNA presenti nell'ambiente dal primo reperto manipolato ai reperti successivi. E infatti adesso salta fuori che sul gancetto del reggipetto c'era il DNA anche della Dott.ssa Carla Vecchiotti, una delle perite che avrebbero dovuto isolare con certezza le eventuali impronte genetiche di Raffaele Sollecito e Amanda Knox”.
Attraverso la nuova perizia disposta dalla Corte d'Assise d'Appello di Perugia sono emersi errori metodologici che, all'evidenza, non hanno consentito di mantenere la conclusione di colpevolezza cui erano giunti i primi Giudici attraverso il processo indiziario.
Non ci resta che attendere le motivazioni della Corte, tra 90 giorni, per comprendere quali aspetti abbiano maggiormente inficiato il costrutto dell'accusa, portando così, dopo 4 anni, al ribaltamento della sentenza di primo grado in favore di Raffaele Sollecito e Amanda Knox.
Seguiranno, infine (in seguito alla decisione della Cassazione) i prevedibili procedimenti degli stessi nei confronti dello Stato italiano, per il risarcimento per l'ingiusta detenzione causata dall'errore giudiziario.

 

Fonte internet

 

  

Chiamateci per richiedere una consulenza gratuita o un preventivo
Telef. 02-344223 (r.a.) - Fax 02-344189 - Email
max@agatachristie.it (1991/2013)

 

 

Cassazione: legittimo il licenziamento per assenze 'a macchia di leopardo'

 

 

 

 

Corte di Cassazione

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO - Indagini Aziendali

Investigatore Private Codice Deontologico

Considerata la rilevanza dell’attività di investigatore privato, nel cui ambito vanno annoverate altresì le figure dell’informatore commerciale e dell’operatore di sicurezza ed al cui esercizio accedono le persone munite di specifici requisiti espressamente previsti dalla legge, previa apposita autorizzazione di polizia. Considerata, inoltre, la delicatezza delle singole operazioni effettuate nello svolgimento della attività investigativa, le quali spesso comportano l’ingerenza, con le informazioni assunte, nella sfera privata del destinatario della medesima, con evidenti ripercussioni di carattere giuridico ed etico. Vista, peraltro, la nuova normativa assunta dal Legislatore Italiano, il quale, in applicazione di una direttiva comunitaria, ha regolamentato e tutelato la riservatezza (c.d. privacy) delle persone fisiche e giuridiche, introducendo notevoli limiti all’utilizzo dei dati personali. Ritenuta, conseguentemente, la necessità di stabilire regole omogenee per la categoria professionale degli investigatori privati ad integrazione delle norme previste sia dal T.U.L.P.S. di cui al R.D. n. 773/1931 ed al relativo Regolamento di Esecuzione, sia dalla L. 675/1996. Viste le disposizioni previste dagli artt. 134 – 137 del R.D. n. 773/1931, dagli artt. 257 e ss. del Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, del D.L.vo n. 271 del 28 luglio 1989 e degli artt. 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale nonché quelle stabilite dalla Legge 31 dicembre 1996 n. 675 e dai successivi provvedimenti del Garante – tra cui quello assunto in data 27 novembre 1997 b, 2/1997 “Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale de 29 novembre 1997 n. 279 e provvedimento n. 6 del 29.12.1997. La Federpol – Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, per le Informazioni Commerciali e per la Sicurezza -, associazione professionale a carattere nazionale rappresentativa degli interessi dei titolari di autorizzazioni governative, ai sensi degli artt. 134 e ss. del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza e 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale adotta il seguente Codice deontologico. L’attività professionale di Investigatore privato, nella sua più ampia accezione, è improntata alla scrupolosa osservanza delle regole fondamentali di integrità morale, responsabilità professionale e riservatezza oltre il normale rispetto di tutte le leggi vigenti.

Capo 1
Principi generali

Titolo I
Affidamento ed integrità morale

Art. 1 L’investigatore privato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve osservare scrupolosamente le normali regole di correttezza, dignità, sensibilità e alta professionalità, anche fuori dall’ambito lavorativo deve mantenere irreprensibile condotta, posto che nell’esplicare il delicato compito affidatogli dal cliente, l’investigatore non compie solo atti di interesse privato ma anche una precipua funzione sociale di pubblica utilità, affiancandosi, nei casi previsti dalla Legge, alle Forze dell’Ordine.
Art. 2 Assume particolare rilievo il comportamento che l’investigatore deve tenere nei confronti del Cliente: costituisce suo primo dovere quello di informare quest’ultimo su tutte le norme che regolano l’attività investigativa e sulle conseguenze giuridiche derivanti dall’azione svolta dall’operatore, con particolare riferimento alle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996.
Art. 3 L’atteggiamento che l’investigatore privato deve tenere nei confronti dei terzi, siano essi privati cittadini o pubbliche autorità, va improntato a criteri di massima disponibilità e di generale rispetto, sempre nei limiti previsti dalle leggi vigenti. Nei confronti degli organi a cui l’investigatore è sottoposto al controllo deve prestare la massima collaborazione sia nel fornire tutti necessari chiarimenti sullo svolgimento dell’attività investigativa, che nel prestare la propria opera nei casi in cui gli viene chiesto un intervento di ausilio per i fini di giustizia.
Art. 4 Il titolare della licenza nonché i suoi collaboratori, previamente segnalati alla Prefettura di competenza, devono sempre assolvere i propri doveri professionali con il massimo scrupolo ed impegno evitando sempre ed in ogni caso di commettere atti limitativi della libertà individuale. In particolare, gli stessi, nell’essere tenuti alla massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio della attività investigativa, devono provvedere all’osservanza scrupolosa delle disposizioni previste dalla L. 675/1996 concernente la tutela della privacy.
Art. 5 Nel rispetto delle norme di legge e della deontologia professionale, l’investigatore privato deve rappresentare e/o difendere il suo cliente in maniera tale che il suo interesse prevalga sul proprio e su quello di un collega o di terzi in generale; se egli non ritiene di essere in grado di assolvere all’incarico assunto, deve rinunciare espressamente all’incarico.

Titolo II
Segreto Professionale

Art. 6 Dovere fondamentale dell’investigatore, soprattutto in riferimento al rispetto della normativa sulla privacy richiamata all’art. 4, è quello di informare il Cliente sulla segretezza delle informazioni acquisite nei confronti del destinatario dell’investigazione, nei casi in cui è esentato dall’informare quest’ultimo di essere in possesso dei suoi dati personali; nonché di rendere edotto il committente quando lo stesso è esonerato dal richiedere il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati acquisiti.
Art. 7 Indipendentemente dalla corretta e scrupolosa osservanza delle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996, i rapporti che deve tenere l’investigatore privato con la stampa, televisiva o giornalistica, devono essere improntati al rispetto ed alla tutela della riservatezza delle notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio. In particolare, nei casi rari in cui non è tenuto ad osservare il dovere di segretezza e riservatezza, l’investigatore privato deve, comunque, valutare molto attentamente le conseguenze che possono derivare dalla notizie fornite ai mezzi di comunicazione, mediante il rilascio di dichiarazioni equilibrate e, di certo, mai lesive della dignità professionale di un altro collega o dell’intera categoria.
Art. 8 Ogni forma di pubblicità commerciale è libera, l’investigatore privato può intraprendere ogni iniziativa che ritenga più opportuna per pubblicizzare la propria attività; non sono ammesse né forme di pubblicità fuorviante, volte a reclamizzare prestazioni professionali non rientranti nell’ambito del titolo di polizia rilasciato all’investigatore privato, né forme di pubblicità cd. ingannevole, tali da indurre la Clientela a ritenere possibili prestazioni che non possono essere espletate legittimamente dall’intestatario del titolo di polizia. Ogni abuso sarà perseguito in sede civile e penale ed attraverso l’azione disciplinare così come prevista dal presente codice negli articoli che seguono.

Titolo III
Conferimento ed estinzione del mandato

Art. 9 Il titolare dell’autorizzazione di polizia non può delegare ad altri la direzione dell’attività investigativa; nel caso in cui si avvalga dell’opera di collaboratori deve impartire puntuali direttive ed indicazioni operative al fine del corretto svolgimento delle investigazioni e gli operatori non potranno, per nessun motivo, assumere decisioni o intraprendere iniziative senza l’assenso dell’investigatore privato.
Art. 10 L’investigatore privato può usufruire dell’operato di un collega per lo svolgimento di incarichi particolarmente complessi e previa comunicazione al Committente che deve esprimere il proprio consenso, anche in ordine al compenso per la prestazione effettuata dal collega collaboratore.
Art. 11 L’investigatore, prima di accettare un incarico professionale, deve valutare attentamente se sussistano casi di incompatibilità rispetto ad altri servizi precedentemente assunti; in particolare deve verificare la sussistenza o meno di conflitti di interessi tra i vari Committenti e se, del caso, rinunciare ad uno degli incarichi conferitigli.
Art. 12 Data la natura di attività di libero professionista, l’investigatore privato deve mantenere una posizione di imparzialità ed indipendenza anche quando aderisce ad organizzazioni societarie od associative aventi natura politica e/o partitica; non può, pertanto, mai farsi condizionare nello svolgimento della sua attività e tanto meno alterare il risultato della prestazione al fine di favorire l’organismo al quale appartiene.
Art. 13 L’investigatore privato, che è tenuto ad ottenere un esplicito mandato dal Committente che tenga soprattutto conto delle disposizioni previste dalla Legge n. 675/1996, deve rinunciare all’incarico quando lo stesso risulta contrario a leggi o regolamenti ovvero comporti l’espletamento di servizi espressamente vietati dalle leggi vigenti ovvero ancora possa ostacolare il normale svolgimento di indagini di polizia giudiziaria.
Art. 14 L’investigatore privato non può accettare l’incarico di un nuovo Cliente se la riservatezza sulle informazioni fornite da un vecchio Cliente rischia di essere violata o quando la conoscenza da parte dell’investigatore degli affari del vecchio Cliente avvantaggerebbe il nuovo.
Art. 15 Le norme di cui sopra sono ugualmente applicabili nel caso di esercizio della professione in forma societaria suscettibile, comunque, di far nascere uno dei conflitti di interessi descritti negli articoli 12, 13 e 14. Art. 16 L’investigatore privato non può utilizzare, per nessun motivo, le notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio, meno che mai al fine di trarre per sé o per altri un beneficio diretto od indiretto; la sua posizione deve essere sempre improntata alla massima correttezza e serietà professionale, soprattutto quando la natura delle informazioni in suo possesso è particolarmente delicata.

Titolo IV
Determinazione del compenso

Art. 17 L’investigatore privato è tenuto a rispettare, nello stipulare i contratti di prestazione professionale, i limiti tariffari previsti dalle tabelle, debitamente affisse alla visione del pubblico nella sede dell’Istituto, approvate dalla Prefettura di competenza, al fine di evitare forme di concorrenza sleale.
Art. 18 L’onorario richiesto dall’investigatore privato deve essere illustrato al Cliente in tutte le sue voci e deve essere equo e pienamente giustificato.
Art. 19 L’investigatore non deve concludere patti con i quali il compenso sia riferibile al risultato ottenuto; in particolare non deve stipulare accordi con il Cliente che obbligano quest’ultimo a riconoscere all’investigatore una parte del risultato, sia esso somma di denaro o qualsiasi altro bene o valore conseguito a conclusione dell’attività investigativa.
Art. 20 Quando l’investigatore privato richiede il versamento di un acconto sulle spese e/o sulle tariffe applicate, questo non deve andare al di là di una ragionevole stima dei prezzi legittimamente praticati, in base al tariffario approvato dalla competente Prefettura, e dei probabili esborsi richiesti dalla natura dell’incarico investigativo.
Art. 21 Non è assolutamente ammesso dividere i compensi derivanti dall’incarico investigativo con persone che non siano anch’esse persone appartenenti alla categoria professionale.
Art. 22 L’art. 21 non si applica per quanto riguarda le somme o corrispettivi di qualsiasi natura versati da un investigatore privato agli eredi di un collega deceduto o a un collega che si sia ritirato nel caso di suo subingresso, quale successore nelle pratiche già seguite da tale collega.

Titolo V
Assicurazione per la responsabilità professionale

Art. 23 Non è obbligatorio ma sicuramente auspicabile che, a garanzia dell’attività esercitata, l’investigatore privato, oltre la cauzione versata alla Prefettura di competenza al momento del rilascio del titolo di polizia, stipuli apposita assicurazione per la propria responsabilità professionale entro i limiti ragionevoli, tenuto conto della natura e della portata dei rischi che si assume nel corso della sua attività..

Titolo VI
Rapporti con la Prefettura e la Questura territorialmente competente

Art. 24 L’investigatore privato deve esplicare le attività per le quali ha ottenuto espressamente l’autorizzazione di polizia, che è tenuto a rinnovare annualmente, seguendo le direttive impartitegli dalla Prefettura competente territorialmente, attenendosi, altresì, alle leggi vigenti in materia.
Art. 25 L’investigatore privato, titolare della licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, è tenuto a dirigere personalmente l’attività, per la quale risponde nei confronti dei terzi e delle Amministrazioni addette al suo controllo, non potendo in alcun modo delegare nessuno a tali compiti.
Art. 26 L’investigatore privato deve, in particolare, annotare sul registro delle operazioni giornaliere, la cui tenuta è obbligatoria ai sensi dell’art. 135 T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento di esecuzione, previamente vidimato dalla Autorità di Polizia competente: A) il nome, la data e luogo di nascita delle persone per le quali gli affari o le operazioni sono compiute. B) la data e la specie delle medesime, l’onorario convenuto e l’esito dell’operazione. C) gli estremi del documento di identità o di altro documento avente valore equipollente.
Art. 27 Costituisce un dovere dell’investigatore prestare la sua opera a favore dell’Autorità di P.S. che ne faccia apposita richiesta, aderendo, altresì, a tutte le istanze dalla stessa rivoltegli anche ai fini del controllo sull’attività dall’investigatore privato.
Art. 28 L’investigatore privato deve, prima di assumere personale addetto alla collaborazione nell’esercizio dell’attività professionale, provvedere a comunicare alla Prefettura territorialmente competente i singoli nominativi, la quale ne prenderà atto.
Art. 29 Il Questore è istituzionalmente preposto al controllo operativo sul corretto esercizio dell’attività dell’investigatore privato, il quale è tenuto a prestare la massima collaborazione nel caso di richieste ed ispezioni di controllo.

Titolo VII
Rapporti tra Investigatori Privati

Art. 30 Lo spirito di colleganza esige un rapporto di fiducia tra gli investigatori privati nell’interesse dei loro Clienti; esso non deve mai porre gli interessi degli investigatori privati in contrasto con quelli di giustizia, soprattutto quando opera nell’esercizio dell’attività investigativa per la difesa penale.
Art. 31 L’investigatore privato riconoscerà come colleghi tutti gli investigatori che hanno ottenuto la prescritta autorizzazione di polizia rilasciata dalla Prefettura di competenza. Art. 32 Data la natura estremamente delicata dell’attività esercitata dall’investigatore privato, tutte le
comunicazioni tra i colleghi sono da considerarsi confidenziali. Ciò significa che l’investigatore privato non rileva le comunicazioni a terzi e non trasmette copia della corrispondenza stessa al suo Cliente; quando tali comunicazioni sono fatte per iscritto devono portare, comunque, la dicitura “confidenziale”.
Art. 33 Nel caso in cui il destinatario non sia in grado di dare alla corrispondenza il carattere “confidenziale” sarà tenuto a rinviarla al mittente senza rivelarne il contenuto.
Art. 34 L’investigatore privato non può richiedere un compenso o quant’altro ad un suo collega né ad un terzo né accettare un onorario per avere indirizzato o raccomandato un cliente.
Art. 35 L’investigatore privato non può, altresì, versare ad alcuno un compenso o quant’altro quale contropartita per la presentazione di un cliente.
Art. 36 L’investigatore privato non può assumere un incarico investigativo od informativo se è a conoscenza del fatto che il potenziale cliente è già assistito professionalmente da un collega, a meno che il committente (cliente) non lo sollevi espressamente da tale obbligo nel mandato ovvero che il collega comunichi di aver rinunciato al servizio.
Art. 37 L’investigatore privato nel caso in cui sostituisce un collega in un servizio investigativo od informativo, deve previamente dare comunicazione a quest’ultimo ed essersi assicurato che sono state prese tutte le disposizioni necessarie per il regolamento delle spese e dei compensi dovuti al sostituito. Questo obbligo non rende, tuttavia, l’investigatore privato responsabile per il pagamento del compenso al suo predecessore.
Art. 38 Se debbono essere effettuati dei servizi urgenti nell’interesse del Cliente, prima che possano essere espletate le formalità previste dall’art. 37, l’investigatore privato ha il potere-dovere di farlo a condizione però d’informare immediatamente il collega che egli ha sostituito.
Art. 39 L’investigatore privato incaricato di affiancarsi ad un collega in un determinato servizio deve informare quest’ultimo. Le norme del suddetto codice deontologico sono, avvenuta l’approvazione da parte degli organi direttivi centrali, immediatamente operative nei confronti dei singoli associati alla Federpol, i quali sono tenuti al loro rigoroso rispetto. In caso di inosservanza delle disposizioni sopra elencate, gli associati saranno sottoposti al procedimento disciplinare di seguito indicato.

Procedimento disciplinare

Art. 40 I provvedimenti disciplinari che possono essere adottati nei confronti degli associati, in caso di violazione delle norme comportamentali descritte nel presente codice sono: A) Richiamo scritto: che consiste in un richiamo in ordine alla violazione compiuta e l’avvertimento che ciò non abbia più a ripetersi. B) Censura: consistente in una formale dichiarazione della violazione e del conseguente biasimo. C) Sospensione: ovvero l’inibizione, per un tempo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno dalla qualità di associato con la relativa impossibilità di partecipare alle attività sociali. D) Espulsione: consistente nella perdita definitiva della qualità di associato e nella conseguente cancellazione dal libro dei soci.
Art. 41 E’ possibile altresì comminare la sospensione cautelare, la quale costituisce un particolare strumento col quale l’associato temporaneamente viene sospeso dalla sua qualità, nel caso in cui lo stesso viene a trovarsi nelle seguenti condizioni: 1) ricoverato presso l’ospedale psichiatrico o in casa di custodia o cura. 2) sottoposto all’applicazione di una misura di sicurezza non detentiva di cui all’art. 25 c.p. ovvero all’applicazione provvisoria di una pena accessoria o di una misura di sicurezza.
Art. 42 Può essere altresì comminata la sospensione cautelare nel caso in cui l’investigatore privato associato sia sottoposto a sorveglianza speciale, ovvero sia destinatario di un mandato od ordine di arresto.
Art. 43 Il richiamo scritto può essere inflitto quando l’investigatore privato associato, nel violare una delle disposizioni del presente codice, dimostra superficialità e negligenza tale, comunque, da non arrecare danni a terzi (Cliente, collega o quant’altro).
Art. 44 La censura può essere determinata nel caso di più violazioni che rientrano nel richiamo scritto avvenute nel corso di due anni, se di diversa specie, di un anno nel caso di violazione della medesima specie.
Art. 45 La sospensione riguarda, invece, comportamenti violativi delle norme del presente codice frutto di attività dolosamente diretta ad arrecare ad altri un ingiusto danno e/o arrecare a sé o ad altri un indebito profitto o utilità.
Art. 46 L’espulsione può avvenire nei casi in cui l’associato, oltre ad aver compiuto più atti volutamente ed intenzionalmente violativi delle disposizioni sopra riportate, adotti comportamenti in aperto contrasto con i doveri di associato o che comunque arrechino danno e pregiudizio all’immagine della Federpol; può essere, altresì, espulso l’associato nel caso in cui, a seguito di comportamenti abusivi, gli venga revocata la licenza di polizia dalla Prefettura territorialmente competente.

La procedura amministrativa

Art. 47 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari del Richiamo scritto e della Censura è il Consiglio della Regione presso la quale risulta svolgere l’attività l’investigatore privato sottoposto a procedimento disciplinare; in sede di appello è competente a decidere il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma.
Art. 48 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari della Sospensione (anche cautelare) e della Espulsione è il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma; in sede di appello, per i soli casi di sospensione, potrà essere adito il Consiglio Nazionale.
Art. 49 Le decisioni prese e non appellate o confermate in sede di appello sono definitive.
Art. 50 Il procedimento disciplinare inizia o d’ufficio o su istanza della parte interessata; non appena perviene all’organo competente (Consiglio Regionale o Collegio Probiviri), questi svolge una sommaria istruttoria sui fatti per valutarne la fondatezza e la rilevanza, nonché la propria competenza a giudicare, informando contestualmente, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, l’investigatore interessato. Nel caso di conflitto di competenza, tra i Consigli Regionali o con il Collegio dei Probiviri, la decisione spetta al Consiglio Nazionale, cui vengono trasmessi gli atti dagli organi in contrasto, i quali danno avviso alla parte interessata, la quale nei 10 giorni successivi può far pervenire le sue osservazioni ai fini della decisione sul conflitto.
Art. 51 L’organo adito può: 1.- archiviare la procedura, qualora risulti infondata o irrilevante la notizia. La rinuncia del denunciante non fa venir meno il procedimento disciplinare; 2.- effettuare l’istruttoria, acquisendo, laddove prodotte, sia le argomentazioni addotte a giustificazione dall’interessato, sia le informazioni anche presso terzi sull’episodio in contestazione, sentendo lo stesso associato, nel caso in cui ne faccia espressa richiesta.
Art. 52 Al termine della fase istruttoria, l’organo adito provvederà in Camera di Consiglio ad emettere la decisione di: archiviazione oppure di applicazione della sanzione disciplinare, disponendo, altresì, il grado della relativa sanzione.
Art. 53 Avverso la sanzione disciplinare irrogata, nei casi in cui è ammesso, l’interessato può proporre appello all’organo superiore competente, come previsto dagli artt. 47 e 48 del presente codice, entro e non oltre 30 giorni dalla data di comunicazione della sanzione irrogata.
Art. 54 Il procedimento previsto per la decisione in appello è identico a quello disposto per il procedimento di primo grado.
Art. 55 La Federpol, per il tramite dei suoi organi regionali e nazionali, provvederà a comunicare alle Prefetture di competenza, le sanzioni disciplinari definitivamente irrogate ai propri associati, per gli eventuali provvedimenti che le stesse vorranno autonomamente assumere nei loro confronti.

 

SABATOGGIO INDUSTRIALE

SABATOGGIO INDUSTRIALE - Indagini Aziendali

PRIVACY

Norme sulla privacy
Informativa per il trattamento dei dati personali rivolta a Clienti


(Codice in materia di protezione dei dati personali – art. 13 D.L.gs 196/2003)

Informativa ex art. D.lgs 196/2003

Gentile Utente,
In ottemperanza agli obblighi previsti dal D.lg. n. 196 del 30 Giugno 2003 ("Codice in materia di protezione dei dati personali") con la presente intendiamo informarLa che  AGATA CHRISTIE INVESTIGAZIONI  (max@agatachristie.it) in qualità di Titolare del Trattamento sottoporrà a trattamento i dati personali che La riguardano, che potranno essere da noi raccolti, da Lei conferiti e/o da altri soggetti comunicati, nel corso della navigazione e dell’utilizzo del ns. sito web aziendale www.agatachristie.it
Il trattamento dei dati da Lei liberamente conferiti o in altro modo raccolti nel corso della navigazione sarà effettuato nel rispetto delle norme privacy in vigore; in particolare il trattamento sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza; i dati saranno pertinenti, completi e non eccedenti; i dati saranno raccolti e registrati per le sole finalità di cui ai punti 1), 2), 3) E 4) e conservati per un periodo strettamente necessario a tali scopi.
Pertanto secondo quanto previsto dall'articolo 13) del D.lg. 196/03, La informiamo che:
Nel corso della navigazione e dell’utilizzo del ns. sito web aziendale potranno essere raccolte e trattate per esclusive finalità di sicurezza e di miglioramento del servizio offerto le seguenti informazioni:
(a) Pagina di accesso al sito (mediante parametri di query nell'URL);
(b) Pagina di origine che conduce i visitatori al sito;
(c) Data e ora di accesso;
(d) Quantità di dati trasferiti;
(e) Stato di accesso (pagina tradotta, pagina non trovata, ecc);
(f) Sistema operativo del browser utilizzato;
(g) Indirizzo IP del client ed eventualmente nome del dominio o nome del provider di servizi Internet;
(h) Dati di registrazione, statistiche sulle pagine viste, dati di traffico e dati pubblicitari (per il dettaglio si rimanda alla Cookies Policy aziendale).
Qualora Lei decidesse di registrarsi al ns. sito web per usufruire dei relativi servizi, Le verranno richiesti i seguenti dati personali obbligatori per completare il processo di registrazione
Tali dati saranno trattati per le seguenti finalità:

– Per la regolare erogazione dei servizi richiesti e per esigenze relative alla stipula di contratti, alla relativa esecuzione, alle successive modifiche o variazioni e per qualsiasi obbligazione prevista per l’adempimento degli stessi.
– Per esigenze di tipo operativo, organizzativo, gestionale, fiscale, finanziario, assicurativo e contabile relative al rapporto contrattuale e/o precontrattuale instaurato
– Per adempiere a qualunque tipo di obbligo previsto da leggi, regolamenti o normativa comunitaria
– Per la registrazione, gestione e conservazione dei log di eventuali accessi al Sito Web aziendale.
– Per fini di sicurezza in merito all’utilizzo del sito web e dei relativi servizi 
– Per esigenze di monitoraggio delle modalità di erogazione di prodotti/servizi, dell’andamento delle relazioni con i fornitori e dell’analisi e della gestione dei rischi connessi al rapporto contrattuale.
In caso avesse necessità di assistenza in merito ai ns. prodotti e/o servizi o all’utilizzo del sito web, Le verrà richiesto di compilare un apposito “form on-line” e di fornire i suoi dati personali. Tali dati saranno utilizzati esclusivamente per fornirle i servizi di assistenza e supporto tecnico richiesti.
Nel caso Lei abbia conferito esplicito e libero consenso, durante il processo di registrazione, di richiesta assistenza o durante l’utilizzo dei ns. servizi, i suddetti dati personali potranno essere trattati anche per le seguenti ulteriori finalità:
– Invio di Newsletter e comunicazioni commerciali.
– Attività di marketing tradizionale quali: invio di brochure, cataloghi e documentazione commerciale e/o tecnica con posta cartacea e telefonate con operatore
– Attività di marketing con strumenti automatizzati o assimilati quali: Fax, E-mail, SMS, MMS, Istant Messaging, Chat e telefonate senza operatore.
– Attività di marketing on-line, web marketing e web advertising.
– Ricerche di mercato e attività di profilazione commerciale
– Comunicazione a soggetti terzi.
Il trattamento dei dati personali di cui ai punti precedenti sarà effettuato con le seguenti modalità:
– Il trattamento potrà consistere nella raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, cancellazione e distruzione dei dati e sarà effettuato sia con l’utilizzo di supporti cartacei che con l’ausilio di strumenti elettronici, informatici e telematici idonei a garantire la sicurezza e la riservatezza dei dati stessi in conformità a quanto stabilito dall’art. 31) del D.lg. 196/03 in materia di “idonee misure di sicurezza” e dall’art. 33) del D.lg. 196/03 in materia di “misure minime di sicurezza”.
– Nello svolgimento delle operazioni di trattamento saranno, comunque, sempre adottate tutte le misure tecniche, informatiche, organizzative, logistiche e procedurali di sicurezza, come previste dall’Allegato B del D.lg. 196/03, in modo che sia garantito il livello minimo di protezione dei dati previsto dalla legge. 
– Le metodologie su menzionate, applicate per il trattamento, garantiranno l’accesso ai dati ai soli soggetti specificati ai punti 8) e 9).
Il conferimento dei dati di cui ai punti 1), 2) 3 ) è:
– Obbligatorio per il raggiungimento delle finalità connesse ad obblighi previsti da leggi, regolamenti o normative comunitarie.
– Necessario per una corretta instaurazione, gestione e prosecuzione del rapporto commerciale e/o contrattuale.
– Un eventuale rifiuto, seppur legittimo, a fornire in tutto o in parte i dati su definiti come obbligatori e necessari, potrebbe comportare l’impossibilità di effettuare il normale svolgimento delle operazioni aziendali e la regolare erogazione dei prodotti/servizi richiesti.
Il conferimento dei dati personali raccolti per le finalità di cui al punto 4 ) è facoltativo.
I soggetti o le categorie di soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati o a cui potranno essere comunicati i dati sono i Responsabili aziendali, Responsabili Esterni incaricati alla gestione della Privacy o Società del Gruppo, Fornitori di Servizi IT, Agenzie Pubblicitarie e di Ricerca di Mercato, Partner Commerciali, Aziende di Consulenza, Studi e Associazioni di Liberi Professionisti, Agenzie di Rappresentanza, Istituti Bancari e Assicurativi, Società di Recupero Crediti, Studi Legali, Studi Commercialisti e di Consulenza del Lavoro, Società di Revisione e Società di Trasporto e Logistica 
– Per l’elenco aggiornato si rimanda alla “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”
Qualora il trattamento potesse riguardare anche dati personali rientranti nel novero dei dati "sensibili"(vale a dire dati idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale) o “giudiziari” il trattamento sarà effettuato nei limiti indicati dalle Autorizzazioni Generali del Garante Privacy, secondo le modalità previste dal D.lg. 196/03 e per le finalità strettamente necessarie al regolare svolgimento dell’attività aziendale, delle operazioni relative all’erogazione di prodotti/servizi e all’adempimento di obblighi contrattuali e/o di legge/regolamento
I dati in questione non saranno comunicati ad altri soggetti oltre a quelli previsti nella presente informativa e/o specificati nella “Relazione sul Sistema di Gestione Privacy Aziendale”; i dati idonei a rivelare lo stato di salute dell'interessato non saranno comunque in alcun caso diffusi.
I dati trattati potranno essere comunicati a terzi di cui ai punti 8) e 9) stanziati in altri paesi appartenenti all’Unione Europea o esterni ad essa secondo quanto previsto dal D.lg. 196/03 per le finalità di cui ai punti 1), 2) 3) e 4) e secondo le modalità di cui al punto 5).
I dati raccolti per finalità commerciali e di profilazione di cui al punto 4) potranno essere ceduti a terzi anche a titolo oneroso.
L’elenco aggiornato con gli estremi identificativi di tutti i Responsabili del Trattamento, o dei soggetti a cui sono stati comunicati e/o ceduti i dati personali potrà essere da Lei richiesto in qualunque momento al Responsabile Interno Privacy Clienti, che provvederà immediatamente a renderglielo disponibile.
In ogni momento potrà, inoltre, anche esercitare i Suoi diritti nei confronti del Titolare del Trattamento, ai sensi dell'art. 7 del D.lg. 196/03, che per Sua comodità riproduciamo integralmente: 
Decreto Legislativo n.196/2003 - Art. 7 - Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti

1) L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

2) L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione:

(a) dell'origine dei dati personali;
(b) delle finalità e modalità del trattamento;
(c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici;
(d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2;
(e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati.

3) L'interessato ha diritto di ottenere:

(a) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati;
(b) la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati;
(c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato.

4) L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte:

(a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta;
(b) al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Cookies Policy

La nostra azienda informa che utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti quando gli utenti navigano attraverso le pagine del nostro sito web. La presente policy fornisce informazioni su cosa sono i cookies, su quali utilizziamo e su come disattivare i cookies dal browser utilizzato per la navigazione.

Che cosa sono i cookies?

I "cookies" sono piccoli file di testo che un server può salvare sul disco rigido di un computer e che possono memorizzare alcune informazioni sull'utente. I cookies consentono al sito web di registrare l'attività dell’utente e di memorizzare le sue preferenze. I cookies aiutano ad analizzare l’interazione tra l'utente e il sito web e consentono una navigazione più fluida e personalizzata.

Quali tipi di cookies esistono?

In base alla sua durata un cookie può essere classificato come "di sessione" o "permanente".

I cookies "di sessione" sono temporanei e scompaiono dal computer quando l'utente lascia il sito visitato o chiudere il browser. Solitamente vengono memorizzati nella memoria cache del computer.
I cookies "permanenti" rimangono nel computer dell'utente anche dopo la chiusura browser e fino alla loro scadenza o fino a quando l'utente li elimina. La data di scadenza è determinata dal sito che li avvia. Sono spesso utilizzati per tracciare le abitudini dell’utente, in modo che quando l'utente rivisita il sito, questo legge le informazioni memorizzate e si adatta alle sue preferenze.

Che cookies utilizziamo?

Cookies tecnici generati e utilizzati per il suo sito web e altri cookies esterni generati nelle pagine web da terze parti.
I cookies utilizzati in questo sito non identificano personalmente l’utente, che resta anonimo. La nostra azienda può altresì registrare temporaneamente l’indirizzo IP (Internet Protocol) come identificativo del computer che accede alle proprie pagine web, per diagnosticare eventuali problemi con il server e per amministrare il suo sito web.
La visita al nostro sito può generare i seguenti tipi di cookies:

Cookies interni
Cookies "di sessione": utilizziamo questi cookies per migliorare l’esperienza di navigazione dell’utente e l'interazione con il sito.

Cookies di terze parti

Cookies statistici per analisi del traffico
Il nostro sito utilizza i cookies di Google Analytics
Google Analytics. Finalità: analizzare i profili utente. Per ulteriori informazioni visitare.

Google Analytics


Questo sito utilizza Google Analytics, un servizio di Web analytics fornito da Google, Inc.. Google Analytics fa uso dei cosiddetti "cookies", file di testo che vengono memorizzati sul computer degli utenti e che permettono l’analisi dell’utilizzo della piattaforma da parte dell’utente. Per maggiori informazioni tecniche. Le informazioni generate dai cookie sull’attività dell'utente su questo sito vengono normalmente trasferite e immagazzinate su un server di Google negli Stati Uniti. L’anonimizzazione dell’indirizzo IP  è attiva su questo sito e prevede l’abbreviazione da parte di Google degli indirizzo IP all’interno degli stati membri dell’Unione Europea e dei membri dell’Accordo sullo Spazio economico europeo. Soltanto in circostanze eccezionali l’indirizzo IP completo verrà trasferito al server di Google negli Stati Uniti e successivamente abbreviato. Per nostro conto, Google elaborerà queste informazioni per monitorare l’utilizzo del sito, generare report sulle attività compiute sul sito e fornire ulteriori servizi connessi all’utilizzo di internet e del sito. L’indirizzo IP del browser dell’utente rilevato da Google Analytics non verrà combinato a nessun altro dato in possesso di Google. Il nostro sito utilizza Google Analytics anche per l’analisi e la creazione di profili di interesse per scopi di Remarketing (Rete Display di Google). A questo scopo Google utilizza dei Cookie (Cookie di terze parti). E’ possibile disattivare l’utilizzo dei cookie selezionando, sul tuo browser, le impostazioni che consentono di rifiutarli, tuttavia, in questo caso, è possibile che alcune funzioni del sito non siano più disponibili. Inoltre, puoi impedire la raccolta e l’elaborazione dei dati generati dai cookie sull’utilizzo di questo sito (incluso il tuo indirizzo IP) scaricando e installando il seguente plug-in sul tuo browser.

Disabilitare i cookies

Chrome
Internet Explorer
Mozilla Firefox
Opera
Safari.

CONTRAFFAZIONE RICAMBI

CONTRAFFAZIONE RICAMBI - Indagini Aziendali
Indagini Aziendali

Agata CHRISTIE Investigazioni, Via Luigi Razza 4, 20124 Milano Telef.02 344223 Telef. 02-5460600 (festivo-notturno) Fax 02 344189 www.agatachristie.it/ -max@agatachristie.it

Indagini Aziendali

INDAGINI SPIONAGGIO

Indagini Aziendali

SPIONAGGIO INFORMATICO

Indagini Aziendali

SABOTAGGIO INDUSTRIALE

Indagini Aziendali

TI OSSERVO E NON MI VEDI

Indagini Aziendali

INDAGINI INSIDER TRADING

Indagini Aziendali

INDAGINI AZIENDALI

Indagini Aziendali

CONTROSPIONAGGIO INDUSTRIALE

Indagini Aziendali

CALO DEL FATTURATO

Indagini Aziendali

PARTICOLARI CONTRAFFATTI

Indagini Aziendali

RICAMBI CONTRAFFATTI

Indagini Aziendali

SISTEMA DI SPIONAGGIO

Indagini Aziendali

RICAMBI CONTRAFFATTI

Indagini Aziendali

SABOTAGGIO INDUSTRIALE

Indagini Aziendali

RICAMBI CONTRAFFATTI

Indagini Aziendali

LASCIA SEMPRE LE TRACCE

Indagini Aziendali

SISTEMI CONTRAFFATTI

Indagini Aziendali

SPIONAGGIO INDUSTRIALE

Indagini Aziendali

SPIONAGGIO AZIENDALE